Il doppio mistero di Caterina

Corso Casale

Corso Casale

In una sera di luglio 1957 al numero 95 di Corso Casale accadde un fatto che richiamò centinaia di persone che parlando tra di loro quasi impedivano il passaggio dei funzionari del Commissariato di Borgo Po.
Cosa aveva scatenato quel putiferio?

Circa un’ora e mezza prima si erano udite grida di terrore e invocazioni di aiuto da parte una donna, che si scoprì poi essere stata uccisa da parecchi colpi alla testa, così tanti da sfondarle il cranio.
La povera donna era stata ritrovata in un alloggio al primo piano al quale si accedeva da una scala in fondo al cortile, l’ingresso si affacciava sul pianerottolo dal quale si usciva sul ballatoio su cui s’aprivano le porte di altri alloggi.

La donna, Giuseppina Molinas, aveva quarant’anni ed era sposata con una guardia giurata Fausto Angolotti. Fu lui che rientrando a casa scoprì il delitto; trovata la porta di casa socchiusa entrò e si accorse che sul bordo del tavolo in tinello c’era una chiazza di sangue, guardò verso la cucina e vide la moglie distesa sul pavimento con la testa sotto il lavandino.

Fausto si avvicinò, non voleva credere a quello che vedevano i suoi occhi. Rimase per qualche istante immobile ad osservare il volto straziato di sua moglie, poi risvegliandosi dal torpore uscì di corsa sul ballatoio gridando e chiedendo aiuto. Un vicino chiamò la polizia che arrivò dopo pochi minuti.

Era evidente che la donna era stata colpita nel tinello e poi trascinata in cucina; probabilmente l’assassino l’aveva aggredita alle spalle inferendogli un forte colpo alla testa, forse con una piccozza da montagna o con un martello. Secondo il referto del medico i colpi furono dieci, tutti alla testa, sferrati con una violenza inaudita; nessuna altra ferita sul corpo, nemmeno sulle mani che solitamente dimostrano l’estremo tentativo di difesa.

Il caos era indescrivibile, cassetti rovesciati per terra, armadi a soqquadro, abiti sul pavimento, un disordine eccessivo che pareva costruito ad opera per far pensare ad una rapina. Giuseppina aveva ancora al polso l’orologio dorato; soltanto più tardi, dopo una minuziosa perquisizione, ci si accorse della sparizione di novantamila lire da un cassetto, mentre venivano rinvenuti dei buoni postali nel sottofondo di una scatola contente oggetti per il ricamo.

Appena la padrona di casa apprese quanto era successo pare quasi che svenga; nello stesso alloggio, nella stessa stanza poco tempo prima si era ucciso il suo amante. La donna, Caterina Sagoleo, raccontò di un giovane che si era presentato cercando la vittima, non trovandola lasciò detto che sarebbe ritornato in seguito. La donna, insieme ad altri inquilini, fu portata in questura e dopo ore di interrogatorio la Sagoleo finalmente confessò.

Parlò del rapporto con Fausto, il marito della vittima, che durava da ormai tre anni e di come la moglie venne a sapere della tresca amorosa. Per zittirla Caterina decise di ucciderla colpendola con un martello che poi gettò nella pattumiera.

La confessione fu messa a verbale:
”La Molinas aveva capito dei rapporti amorosi che c’erano tra me e suo marito e da parecchi giorni la vita era per me diventata un inferno con continue scenate e minacce. Avevo giurato che la relazione era ormai finita, ma la donna non si calmava. Ieri sera è scoppiata l’ennesima lite violenta. Ad un certo punto, mentre stavo uscendo, mi ha insultato. Ho perso il controllo e ho impugnato un martello e l’ho colpita alla nuca, poi ho buttato tutto per aria per far pensare ad una rapina”.

Non era finita qui.
Nel mentre che un funzionario la ammanettava per tradurla alle Nuove arrivò un suo collega, l’agente Colella, colui che aveva interrogato Caterina, quando l’amante era stato ritrovato morto nello stesso alloggio. Ci vollero altri due giorni prima che si dipanasse anche questo giallo.

Era il 10 aprile, quando un inquilino disse di sentire un forte odore di gas provenire dall’alloggio della Sagoleo, dove si trovava l’uomo poi riconosciuto come suo amante, Evasio De Martini. Anni prima Evasio aveva acquistato due alloggi che poi aveva intestato a Caterina; quando la polizia entrò in casa pensò subito ad un suicidio, tuttavia gli agenti notarono alcune anomalie: innanzitutto il tubo del gas era quasi stato strappato dal bocchettone e ciò escludeva la disgrazia ed Evasio era avvolto in una coperta disteso sul divano con una pipa in bocca.

Ripresero le indagini e quando la Sagoleo comparve davanti ai giudici fu riconosciuta colpevole di entrambi i delitti e condannata all’ergastolo.

Corso Casale è anche ricordata per una panchina, “quella panchina”, dove erano soliti sedersi Salgari e Nietzsche, ma questa è un’altra storia …

Il doppio mistero di Caterinaultima modifica: 2018-04-13T17:56:17+02:00da sabrinalibri
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