Enrichetta Naum

L’ULTIMA “ESORCISTA”
Enrichetta Naum.

Enrichetta Naum fece la sua apparizione verso la fine dell’Ottocento.
Si presentava non solo come colei che era in grado di liberare dai mali, ma anche come grande esorcista.

Lucifero, demonio o come vogliamo chiamarlo non c’entravano per niente (o quasi mai), per Enrichetta gli indemoniati erano i pazienti epilettici, malati di esaurimento, pazzi e folli.

La Naum abitava in via Capel Verde 6, in un edificio, dove erosi dal tempo, ancora ci sono i settantadue scalini che portavano a una porticina che le cronache del tempo ci dicono recasse inciso “E. Naum Esorcista”.

Sembrava assai strano che Enrichetta svolgesse tal compito, riservato esclusivamente al magistero sacerdotale, eppure la donna conosceva a memoria molte formule latine di esorcismo che “snocciolava” quasi in preda all’estasi, anche se molti contemporanei affermavano che lei non conoscesse per niente il significato di tali formule.

Capitò un giorno che un ragazzetto, tal Giuseppe Brossa, di circa quattordici anni, cadde preda del demonio che gli faceva compiere atti di violenza sugli animali e le cose, e inoltre pronunciare parole che mai un ragazzino a quell’età dovrebbe conoscere.

La madre di Giuseppe, assai preoccupata, lo condusse immediatamente da Enrichetta; saliti i famosi, gradini il ragazzino fu fatto inginocchiare sul pavimento e iniziò l’esorcismo con la litania di varie formule; quindi, dopo aver messo a bollire un pentolino d’acqua con varie erbe, la Naum prese Giuseppe, dalla cui bocca usciva una bava verdastra, per i capelli e con voce possente urlò al demonio di uscire da quel corpicino e di andarsene a finire nel pentolino con l’infuso bollente.

Pochi istanti e il ragazzo pallido e sudato, cadde per terra. Si udì un gran colpo, il pentolino cadde versando il contenuto sul fuoco. Le cronache ci dicono che il ragazzino ritornò a casa “normale” e così rimase sino alla sua morte.

A causa delle proteste dei vicini, per i continui “rumori e urla disumane” Enrichetta, si trasferì in un vecchio edificio a lato di via Dora Grossa (via Garibaldi) e lì continuò con i suoi esorcismi.

Secondo alcune persone gli esorcismi non erano opera di Enrichetta, ma di suo marito Gaetano che lavorava in una fabbrica di candele che riforniva il Duomo.

Quale posto migliore per apprendere da antichi manoscritti le formule e rituali da insegnare alla moglie?

Enrichetta continuò nella sua opera di esorcista anche dopo la morte del marito, la sua clientela aumentò e pare che non abbia mai avuto problemi con il clero.

Nel 1911 poche righe di cronaca ne annunciarono la morte.

Con Enrichetta Naum morì l’ultima esorcista di Torino, infatti, dopo di lei il diritto di cacciare i demoni fu affidato esclusivamente agli ecclesiastici.

Enrichetta Naumultima modifica: 2018-12-05T12:13:33+01:00da sabrinalibri
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